Mentre la Francia era coinvolta nella Guerra dei Cent’anni, un duca che aveva il suo dominio in Borgogna, decise di muovere guerra ai feudi e ai territori circostanti per inseguire il suo sogno di ricreare quel “Regno di Mezzo” ricavato dalla tripartizione dell’Impero Carolingio. Questo nobilissimo signore feudale era Carlo I di Borgogna, detto le Téméraire.
Carlo il Temerario era molto insofferente nei riguardi del Regno di Francia e non perse mai nessuna occasione (la ribellione dei nobili nel 1465, il fronte aperto con gli Inglesi, eccetera) per espandere la sua influenza al di fuori della Borgogna a danno del cugino sovrano. L’Avventura di Carlo lo portò a espandere il suo dominio dalla Borgogna alle Fiandre passando per la Lorena e il Lussemburgo. Provò addirittura a conquistare i cantoni svizzeri, dove i confederati lo sconfissero dando inizio al declino del suo sogno.
Stato nazione, feudalesimo e dieta federale, tre forme di stato e di governo contrapposte che hanno visto nella opposizione attiva di Carlo il Temerario l’ultima tra le principali sfide per imporre il proprio Spirito sul Tempo.
Lo Zeitgeist vincente fu quello del Regno di Francia, della Nazione e dell’Assolutismo a discapito del Feudalesimo e della società cavalleresca.
Affermare che i balivi dell’ancien régime francese abbiano costituito “un passo avanti” rispetto alla rete vassallatico-beneficiaria, sarebbe solo un assunto ideologico, come del resto quasi tutti i giudizi di merito nella analisi dell’Esperienza Umana. La verità è che la Storia, anche nell’ambito di un universo deterministico come il nostro, la fanno gli uomini. Carlo il Temerario era quasi un anacronismo, un “reazionario” che portava avanti una battaglia politicamente conservatrice in nome non di un sistema “retrivo” ma delle sue aspirazioni personali.
Spesso gli storici la fanno facile. Ci vengono a raccontare che il bonapartismo venne sconfitto, storicamente, con il Congresso di Vienna. Non è così. Napoleone è stato sconfitto nove giorni dopo la conclusione del congresso di Vienna a Waterloo, dopo aver fatto tremare per altri cento giorni l’Europa reazionaria. Inoltre il suo codice è stato fondamentale ben più dei principi di equilibrio e legittimità del mio amato Metternich. Questo è dimostrato dal fatto che la Restaurazione pose le basi, per Piemonte e Prussia, rispettivamente dell’Unità d’Italia e del Großdeutsches Reich, tappe fondamentali (come la fine della Guerra dei Cent’anni) per l’allargamento delle frontiere, dell’egemonia borghese e, in ultima analisi, per l’Unione Europea.
In Italia, con la scusa della caduta del muro di Berlino, di Tangentopoli, del Berlusconismo, eccetera, vogliono convincerci che le ideologie siano crollate e che oggi tutto quel che è stato proposto di progettuale prima del Millennium Flop non abbia più ragion d’essere. Perché non è moderno. Non avrebbero più senso le nazioni, non avrebbero più senso le religioni, le lingue, i retaggi culturali, tutto ciò che insomma compone l’identità di un individuo…
Questi falsi progressismi rappresentano l’anemia culturale e la tiepidità di questo nostro tardo Kalì Yuga, questa Età del Ferro così povera dove qualsiasi presa di posizione culturale, sociale o politica viene additata come il rigurgito reazionario di un passato fatto quasi esclusivamente di errori come guerre e vessazioni. Tristemente siamo entrati in un’epoca in cui si è affermata quasi totalmente un’unica ideologia, quella della modernità. Terribile come il nazismo nella sua intolleranza verso il difforme, il Modernismo oggi porta avanti le istanze dei potenti prepotenti della Terra che un tempo erano combattuti da forze sia laiche che religiose. La moneta unica avrà le sue utilità ma chi ne beneficia maggiormente sono le banche che possono fare tutte le loro porcate senza che la politica gli metta i bastoni nelle ruote, in nome delle esigenze economiche della nazione. Un mercato unico (e non comune) affossa le particolarità e le particolarità sono i rifugi dell’anima, le oasi in cui ci si salva dal deserto. Il deserto è violento anche se pacifico.
Bisogna stare in pace con sé stessi ma bisogna anche essere sempre in guerra col mondo, ribellarsi alla corrente e imporsi alla vita con un atto di supremazia, per la dignità della nostra Libertà. Come si fa in Italia ad accettare la logica del voto utile e del bipartitismo o del bipolarismo coatto? Per quale motivo dovrebbe essere inutile votare il proprio partito di riferimento anche se questo ha scarse possibilità di far valere la propria voce? Io posso vantarmi di aver potuto sempre votare senza turarmi il naso, perché ho sempre preferito fare la scelta coerente con la mia Missione piuttosto che con i miei obbiettivi. Sconfiggere Berlusconi per me è UN singolo obbiettivo di UNA singola campagna elettorale. Per altri è la Missione di Vita. Follia. Non si deve sconfiggere Berlusconi, bisogna sconfiggere lo Zeitgeist di cui berlusconismo e antiberlusconismo sono prodotti.
Nella prossima puntata gli Eroi malvagi.
