Canto del Loden
Non dai cupi colchi monti, ove a pareggiar di conti
fu appeso dagli Olimpi, con tormento bruto e truce,
di Giapeto il figlio saggio che per noi trovò coraggio
di rubar al Sole un raggio per ridar calor e luce,
ma dai feudi del Tirolo questo vel che mi seduce
ci portò d’alpeggi un duce.
Non fu d’oro, né divino, quel camuso rude ovino
che fra i prati delle Alpi mai al ciel volse gli sguardi,
eppur bello, pur astruso, suo toson tosato giuso
pria di vedere rocca e fuso vien pulito da secchi cardi
che ne ordinan la fibra, fili grezzi, ben gagliardi
buoni pur pei gattopardi.
Tinto vien, poi che infeltrito, giunto al fin d’antico rito
bene svolto al vecchio maso, pronto or è verde il panno
come l’alta sacra foresta che sui monti si fa rubesta
sin dai piedi fin sulla cresta: rude manto dell’arimanno,
calda coltre per l’infante e corredo pel capanno
dall’odor di pino e tanno.
Ciao mio Loden, Loden caro, salve panno del boaro
che dall’agro e dalle Alpi fin quaggiù alla mia rena
è più amato dell’orbace o del lenci che non spiace,
che per terre slave e trace, nella fosca selva rumena
e nel resto dell’Impero meritò la somma schiena
dei granduchi Asburgò Lorena.
Ti scelsi sodale e fratello, ti volli manto e baccello.
Se nero fu quello paterno, con cui ancora m’ammanto
se chiedi tu giusto riposo, tu hai del mirto più ombroso
color sereno e toroso. Tu sei il caro mio vanto,
tu sei il ristoro e l’atto: cospiratore, fante e santo
dal rauco e tiepido canto.
Madrigale
Quando cala, rigida e algente,
del cupo inverno la tesa brezza,
il cor mi si muove a tenerezza
se rabbrividire vede o sente
una fanciulla leggera vestuta
per disgrazia o perché sprovveduta!
“Vieni” dico, coprendole la schiena,
“Il Loden amico calor ti rimena”
E quando con lor indosso il loden
di sua possanza mi cinge Woden!
Carica
E di quante storie porti tu i segni:
dolori, piaceri, miserie e voluttà.
Un’impronta di terra, strani disegni,
odor di tabacco, la mia vanità.
Spalla sinistra d’affetto tu impregni
e quella diritta d’atroce umidità,
[OMETTO ALCUNE STROFE PRIVATE]
compenso trovo così, non soluzione.
Come nella vita ci rovina il danno
ogni bella e dolce emozione,
come si mitiga ogni affanno
coi felici esiti di una passione,
così il mio loden più pesante meno
in una neutra somma tra più e meno…

