I Cyberdorks di Casaleggio

Dal bruco alla falena. Il Movimento Cinque Stelle è il gemello cattivo (quello tenuto legato in soffitta e nutrito con gli avanzi) del Partito Democratico. La fossa biologica del Compromesso Storico. L’ombra lunga di Tangentopoli.
Incominciamo da quell’incapace di Berlinguer, e dalla Questione Morale, suo ultimo cavallo di battaglia (à la Richard III, “un cavallo! La mia dacia per un cavallo!”), con la quale andò a rafforzare la maniacale idea della Superiorità Morale della Sinistra (gramsciana). Così, pian piano, il dibattito venne spostato dalla Programmazione ai processi. Dalle Necessità ai pruriti. Dalle Responsabilità ai peccati. Lo spirito antilaico del PCI aveva seguito la sua vocazione fino al naturale esito nel giustizialismo.
Quando la Prima Repubblica crollò, i Comunisti diventati Pidiessini, coi loro compari della sinistra dc, si accanirono con ferocia inumana e squadrista sugli zozzoni laici ladri e farabutti, storditi dalle sommarie randellate giudiziarie e, quando la folle folla coi forconi arrivò al castello e fece fuori il Dottor Frankenstein, liberò nella sua rabbia cieca la Creatura…e per i quasi quattro lustri successivi dovettero fare i conti contro questa Creatura.
La discesa in campo di Berlusconi (costruito per fare da araldo delle nuove classi sociali nell’ambito della società civile e non della politica) fu dunque la reazione  fisiologica dell’Italia alla febbre giustizialista (ed ascara, ma è un altro discorso).
La Sinistra, con la Nave Ammiraglia Diessina, ha coltivato, come arma batteriologica, il mal di pancia giacobino e la faziosità degli italiani con tutti i mezzi a sua disposizione, commettendo numerosi errori tattici che permettevano all’Arcinemico di restare sempre in piedi, ma soprattutto commettendo il grande errore strategico di dar credito (come fecero gli Americani coi Talebani) a quelli che sarebbero poi inevitabilmente divenuti nemici.
Perché è ovvio che se tu incardini l’essere di sinistra con l’essere antiberlusconiano, se tu alimenti con vigore l’idea che Giustizia e Ordinamento Giudiziario coincidano, allora rendi plausibile per un “comunista”  (giovane con la kefiah o Dario Fo che sia) di abbandonare nel 2008 la Sinistra Arcobaleno per votare Di Pietro, meccanismo incoraggiato dal “voto utile”. Era chiaro inoltre che quel torbido molisano, a sua volta, stesse incubando una generazione di esaltati, ma senza un’Ideologia come tra i “comunisti” dei decenni passati.
Come avviene spesso nel mondo animale, la covata mortale della Questione Morale ha divorato i propri genitori e ora impazza frenetica.
L’orrido bruco giustizialista, ingrassato dalla mano dei Gramsciani, è ora diventato una grossa e inquietante falena che svolazza senza controllo. E questa falena si chiama Grillo.

La protesta e gli sfigati. È chiaro a tutti che il consenso del Movimento Cinque Stelle è innanzitutto dovuto al voto di protesta, che non c’è ancora (per fortuna) una vera e propria adesione culturale di massa al grillismo. La responsabilità di questo voto è colpa quindi di tutta la classe dirigente della Seconda Repubblica, propostasi all’Italia come la novità rispetto ai vecchi disonesti. Croce però diceva che il vero politico onesto è il politico capace, e quindi in politica non c’è disonestà peggiore dell’incapacità. Venti anni di incapacità (o di inefficacia nei casi meno disdicevoli) hanno creato la condizione per la quale gli Italiani si sono incanalati in massa nella prima valvola di sfogo a loro disposizione. Anche perché l’Italiano in genere non vota più secondo coscienza ma per dare al suo voto la forza maggiore, votando tatticamente per fare più danno possibile.
La cosa grave è che il Movimento Cinque Stelle non è un semplice contenitore del voto di protesta, non è un’onda che si infrange su di uno scoglio facendo solo schiuma e rumore. Il Movimento Cinque Stelle fa schifo.

Si tratta di una setta ideata da questo Casaleggio, con una struttura che vorrebbe essere un formicaio diretto da un cervello centrale, come nei peggiori film di fantascienza per intenderci. Dovrebbe essere l’embrione di quella “intelligenza collettiva”, espressione aberrante, che viene prospettata nel suo video online “Gaia”, l’ormai celebre profezia di una “Geek Aquarius Age”.
Casaleggio è un tizio assorbito da brutte letture trovate negli scaffali New Age o peggio in qualche sito dedicato a qualche controcultura transumanista. Il Casaleggianesimo non è molto distante dalle forme aggiornate (però incolte) delle antroposofie che ispirarono il nazismo.
L’idea che mi sono fatto degli attivisti del M5S (quindi non i semplici votanti o simpatizzanti ma le truppe), è molto bassa. Posso dire di non aver conosciuto nessun grillino che non mi abbia inquietato o dato l’idea di stare parlando con un disadattato o un sociopatico. Non mancano neanche gli psicolabili ma questi non riesco a conoscerli fuori dalla rete.
Insomma sono della stessa razza di Casaleggio, li chiamerei “nerds” ma oramai questa parola è diventata quasi un complimento.
Grillo invece è un bullo, probabilmente uno che alle medie picchiava nei gabinetti quelli con lo stesso sguardo perso  di Casaleggio. Oggi megafono e catalizzatore di tutta questa massa di gente emarginata dal “discorso”, che ora nel “discorso” ci entra prepotentemente senza conoscerne logica, sintassi, grammatica. Con la loro visione del mondo slacciata dalla realtà. La “gente normale” ci dicono, per l’ennesima volta.

La retorica del normale e l’Epica del Vizio. Scusatemi però se vi dico che a noi servono gli straordinari, non i normali. Non è un caso che i migliori politici si siano forgiati nelle Ere difficili dell’Epica e della Tragedia. Il fatto che viviamo in un’Era fiacca e anemica non è una scusa per affidarci a gente sfibratasi, e non forgiatasi, nelle angustie del quotidiano. Lasciamoci alle spalle la retorica delle Madri-Coraggio-senza-la-Guerra-attorno. Una persona che come competizione ha conosciuto solo la gincana d’oratorio e la graduatoria kafkiana di qualche Ente Pubblico non va certo snobbata ma da qui ad essere infilata in Parlamento ce ne passa. Mi scuso sinceramente se suono snob. Non è vero che far quadrare i conti di casa oggi, per quanto difficile, renda un cittadino in grado di dibattere una legge di stabilità. E poi non ci son mica solo loro, poi c’è tutta la torba di matti che vengono a raccontarci delle scie chimiche e della Sinarchia Mondiale, e sono tanti…gente per nulla serena…
La Seconda Repubblica ha personalizzato partiti e istituzioni, ha eliminato le preferenze ed ha trasformato il Parlamento in una decadente Versailles per contrastare i “feudatari”, trasformandoli in cortigiani. Ora per buttar fuori questi incapaci un terzo dell’Italia vuole infilar dentro gente altrettanto incapace e meno preparata. Non sa chi siano, non lo saprà mai forse. Molti di questi resteranno anonimi come anonimi erano fino a qualche giorno fa. Loro hanno votato Grillo. Grillo che proverà a tenere i suoi eletti lontani dai riflettori, con meno soldi possibile, limitando al massimo le occasioni di confronto col Mondo. Li terrà puri nella loro condizione iniziale, li ha raccolti fuori dal mondo e fuori dal mondo ha bisogno che restino per poter continuare il suo progetto.

Per fortuna non mancano anche le belle intelligenze lì, finite nel Formicaio per qualche equivoco ideologico o moralista…e spero che l’esperienza faccia aprire ad un senso più laico, ad un respiro più liberale.
Per fortuna però anche il più disadattato resta un essere umano con una sua testa, e, mancanza delle Virtù Liberali, non si conosce ancora niente come il Vizio per contrastare i fanatici. Le variabili nascoste sono tantissime, l’entropia farà il suo corso, anche questo pazzo ennesimo progetto che vorrebbe raddrizzare “il legno storto dell’Umanità” cadrà sotto la forza dell’Individuo emancipatosi nel Vizio e che solo verso il Vizio riconosce un vincolo di mandato.Image

Published in: on 04/03/2013 at 17:14  Lascia un commento  
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Contro lo Spirito del Tempo Parte Prima – Carlo il Temerario

 Mentre la Francia era coinvolta nella Guerra dei Cent’anni, un duca che aveva il suo dominio in Borgogna, decise di muovere guerra ai feudi e ai territori circostanti per inseguire il suo sogno di ricreare quel “Regno di Mezzo” ricavato dalla tripartizione dell’Impero Carolingio. Questo nobilissimo signore feudale era Carlo I di Borgogna, detto le Téméraire.

Carlo il Temerario era molto insofferente nei riguardi del Regno di Francia e non perse mai nessuna occasione (la ribellione dei nobili nel 1465, il fronte aperto con gli Inglesi, eccetera) per espandere la sua influenza al di fuori della Borgogna a danno del cugino sovrano. L’Avventura di Carlo lo portò a espandere il suo dominio dalla Borgogna alle Fiandre passando per la Lorena e il Lussemburgo. Provò addirittura a conquistare i cantoni svizzeri, dove i confederati lo sconfissero dando inizio al declino del suo sogno.
Stato nazione, feudalesimo e dieta federale, tre forme di stato e di governo contrapposte che hanno visto nella opposizione attiva di Carlo il Temerario l’ultima tra le principali sfide per imporre il proprio Spirito sul Tempo.
Lo Zeitgeist vincente fu quello del Regno di Francia, della Nazione e dell’Assolutismo a discapito del Feudalesimo e della società cavalleresca.
Affermare che i balivi dell’ancien régime francese abbiano costituito “un passo avanti” rispetto alla rete vassallatico-beneficiaria, sarebbe solo un assunto ideologico, come del resto quasi tutti i giudizi di merito nella analisi dell’Esperienza Umana. La verità è che la Storia, anche nell’ambito di un universo deterministico come il nostro, la fanno gli uomini. Carlo il Temerario era quasi un anacronismo, un “reazionario” che portava avanti una battaglia politicamente conservatrice in nome non di un sistema “retrivo” ma delle sue aspirazioni personali.
Spesso gli storici la fanno facile. Ci vengono a raccontare che il bonapartismo venne sconfitto, storicamente, con il Congresso di Vienna. Non è così. Napoleone è stato sconfitto nove giorni dopo la conclusione del congresso di Vienna a Waterloo, dopo aver fatto tremare per altri cento giorni l’Europa reazionaria. Inoltre il suo codice è stato fondamentale ben più dei principi di equilibrio e legittimità del mio amato Metternich. Questo è dimostrato dal fatto che la Restaurazione pose le basi, per Piemonte e Prussia,  rispettivamente dell’Unità d’Italia e del Großdeutsches Reich, tappe fondamentali (come la fine della Guerra dei Cent’anni) per l’allargamento delle frontiere, dell’egemonia borghese e, in ultima analisi, per l’Unione Europea.
In Italia, con la scusa della caduta del muro di Berlino, di Tangentopoli, del Berlusconismo, eccetera, vogliono convincerci che le ideologie siano crollate e che oggi tutto quel che è stato proposto di progettuale prima del Millennium Flop non abbia più ragion d’essere. Perché non è moderno. Non avrebbero più senso le nazioni, non avrebbero più senso le religioni, le lingue, i retaggi culturali, tutto ciò che insomma compone l’identità di un individuo
Questi falsi progressismi rappresentano l’anemia culturale e la tiepidità di questo nostro tardo Kalì Yuga, questa Età del Ferro così povera dove qualsiasi presa di posizione culturale, sociale o politica viene additata come il rigurgito reazionario di un passato fatto quasi esclusivamente di errori come guerre e vessazioni. Tristemente siamo entrati in un’epoca in cui si è affermata quasi totalmente un’unica ideologia, quella della modernità. Terribile come il nazismo nella sua intolleranza verso il difforme, il Modernismo oggi porta avanti le istanze dei potenti prepotenti della Terra che un tempo erano combattuti da forze sia laiche che religiose. La moneta unica avrà le sue utilità ma chi ne beneficia maggiormente sono le banche che possono fare tutte le loro porcate senza che la politica gli metta i bastoni nelle ruote, in nome delle esigenze economiche della nazione. Un mercato unico (e non comune) affossa le particolarità e le particolarità sono i rifugi dell’anima, le oasi in cui ci si salva dal deserto. Il deserto è violento anche se pacifico.
Bisogna stare in pace con sé stessi ma bisogna anche essere sempre in guerra col mondo, ribellarsi alla corrente e imporsi alla vita con un atto di supremazia, per la dignità della nostra Libertà.  Come si fa in Italia ad accettare la logica del voto utile e del bipartitismo o del bipolarismo coatto? Per quale motivo dovrebbe essere inutile votare il proprio partito di riferimento anche se questo ha scarse possibilità di far valere la propria voce? Io posso vantarmi di aver potuto sempre votare senza turarmi il naso, perché ho sempre preferito fare la scelta coerente con la mia Missione piuttosto che con i miei obbiettivi. Sconfiggere Berlusconi per me è UN singolo obbiettivo di UNA singola campagna elettorale.  Per altri è la Missione di Vita. Follia. Non si deve sconfiggere Berlusconi, bisogna sconfiggere lo Zeitgeist di cui berlusconismo e antiberlusconismo sono prodotti.

Nella prossima puntata gli Eroi malvagi.

Published in: on 17/05/2011 at 22:04  Lascia un commento  
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